“BUON
NATALE, AMORE!”
Apro gli occhi e fisso il quadrante luminoso sul comodino. Le tre. Lui è voltato verso di me, le braccia fuori dal piumone, la bocca semiaperta, il respiro un po’ pesante. Mi fa tenerezza. Da quando ha chiuso con Marta, è diventato un altro: pieno di attenzioni, di coccole, l’altro giorno mi ha regalato un mazzo di rose. Erano anni che non lo faceva.
Mi alzo cercando di non far cigolare la vecchia rete ortopedica, le pantofole di pile scivolano sul pavimento freddo.
Sono eccitata come quando Ilaria era piccola e dopo la Messa di mezzanotte andavo a sistemare i doni sotto l’albero sperando che non sentisse i miei passi. Una volta stava quasi per sorprendermi. Ma Davide ha sempre avuto il sonno pesante e ce la farò.
Ci ho pensato per giorni e giorni e poi ho trovato. Una vera sorpresa. Domattina, quando aprirà gli occhi e se ne andrà in cucina a farsi il primo caffè della giornata, vedrà il pacco sotto l’albero illuminato. Sì, perché mi piace che la mattina di Natale, al risveglio, i miei cari trovino l’albero acceso. Per anni mi sono alzata verso le cinque e, dopo che le luci cominciavano a brillare nella sala, ritornavo sotto le coperte con un sospiro soddisfatto. Le grida festose di Ilaria che saltava nel lettone pazza di gioia davano inizio al rito dell’apertura dei pacchi.
E’ passato troppo tempo con l’albero spento. Ilaria s’è fatta grande, s’è sposata e vive in Germania. Viene a trovarci un Natale sì e uno no. Questo è l’anno no, ma Davide mi ha chiesto lo stesso di ricominciare tutto da zero. Come se Marta non fosse mai esistita. Ha pensato lui all’albero, alle luci, alle palle colorate, ai festoni d’oro e d’argento: io dovrò solo premere l’interruttore. Non ho saputo dirgli di no.
Scendo in cantina dove ho nascosto, dietro le casse d’acqua, il pacco. Non è stato facile trovare quello che cercavo, ma alla fine ce l’ho fatta. Io, che scelgo sempre la prima cosa che mi capita quando faccio un regalo, stavolta mi sono armata di pazienza e alla fine sono stata premiata. Prima l’ho nascosto dentro il bagagliaio della Punto e poi in cantina sempre con la paura che lui scoprisse tutto prima del tempo. Ma ora è fatta. Ieri notte ho confezionato il pacco come fanno gli americani: niente carta e nastro, solo una bella scatola colorata e un coperchio con la coccarda.
Il regalo sarà anche uno schianto, ma quanto pesa! Le scale sono ripide, ma ce la faccio senza ansimare troppo. Per lui ho smesso anche di fumare: diceva che gli sembrava di baciare un portacenere.
Rientro in casa. Silenzio. Davide ora russa leggermente. Depongo il pacco con delicatezza sotto l’albero. I raggi della luna filtrano attraverso le persiane semiaccostate e mi hanno guidata nel buio.
Non resisto alla tentazione, apro la scatola e guardo dentro: gli occhi sbarrati e senza vita di Marta mi fissano, mentre i bordi bluastri e sfrangiati del collo si sono attaccati al fondo. Non sono mai stata brava a tagliare la carne, in compenso il congelatore ha funzionato bene.
Richiudo con cura e sto per andarmene. Guardo l’orologio, sono quasi le quattro. Perché alzarmi di nuovo tra un’ora? Le luci dell’albero le accendo adesso: illumineranno il pegno del nostro amore ritrovato. Per sempre.
Mi chino e premo l’interruttore.
La scarica, terribile, mi esplode nel cervello.
Poco prima del buio assoluto riesco appena a pensare: “Buon Natale, amore!”
© MASSIMO CARLONI e "Il Sabato"