IL COMMISSARIO
NAVARRO
I "MULETS" DEL COMMISSARIO NAVARRO
Il
commissario Navarro è la
risposta francese ai sempreverdi "serial" americani e alla recente
popolarità di quelli tedeschi: storie metropolitane classiche, ma psicologia dei personaggi
più curata e
durata
L'ambientazione
in una stazione di Polizia di un distretto parigino coi poliziotti che magari giocano al lotto o
scommettono su un collega che gareggia in un incontro di boxe non
presenta nulla di realmente innovativo. Anche la squadra che coadiuva Navarro
nelle indagini, i "mulets" (muli) come vengono chiamati,
dal punto di vista professionale rientra nella routine del genere; le storie sono forse un po'
più complesse del solito
grazie al maggior tempo a disposizione dei soggettisti.
Ma
quello che veramente fa la differenza è la cura con la quale si è cercato di caratterizzare,dal punto di vista
psicologico, poliziotti e vittime. Navarro ha, ad esempio, un'intensa
vita affettiva: abbandonato dalla moglie senza un perché, si
prende amorevolmente cura della figlia Yolande cercando di esserle
il più possibile vicino, a scapito talvolta anche del lavoro; non ha relazioni sentimentali, ma solo una salda amicizia (forse da parte
Anche i
suoi "mulets" trovano la loro ragion d'essere narrativa nella
complementarità dei caratteri: il giovane Blomet, fresco di
studi,
è un timido preda di una madre affettuosamente
oppressiva; al contrario Auquelin, dai limitati orizzonti culturali,
è un
dongiovanni incallito che cerca di "educare" Blomet; Barrada,
sposato, è forse il "mulet" più vicino a Navarro: pronti entrambi a
passar sopra a questioni di lavoro quando c'è di mezzo appunto il loro rapporto
di amicizia; infine Bain-Marie, piuttosto defilato rispetto agli altri,
testimonia, come uomo di colore, una riuscita integrazione razziale che in
Francia, afflitta da problemi etnici con le immigrazioni africane, rimane invece
una questione aperta.
Col
successo della serie c'è chi ha scomodato o scomoderà colleghi famosi: Maigret,
Derrick o Colombo.
E' solo il commissario Navarro, ma ha tutti i titoli per
vivere
© Massimo Carloni e "Rocca"