MORTE DI ANTONIO PERRIA
Ieri sera, 12 gennaio 2004, è morto all'età di 80 anni Antonio Perria,
uno degli autori più rappresentativi del giallo italiano.
Qui di seguito un ricordo personale dello scrittore e dell'amico.
Ho conosciuto Antonio Perria come autore agli inizi degli anni Ottanta quando, per la tesi di laurea, schedavo i "giallisti" italiani contemporanei; e avevo pian piano preso confidenza col suo stile personalissimo di "vecchio" cronista di nera che raccontava le indagini del suo commissario Saro Madonna con un modernissimo indiretto libero.
Qualche anno fa fummo invitati entrambi ad una delle ultime edizioni del MystFest di Cattolica e caso volle che l’organizzazione ci assegnasse allo stesso albergo: conobbi allora un uomo vivacissimo, curioso di tutto, ironico e autoironico, smaliziato ma ancora capace di slanci ingenui e giovanili.
Per un anno circa ci scambiammo e-mail, lui abitava in Sardegna, alla periferia di Muravera, io a Reggio Emilia, finché nell’estate del 2001 gli proposi quella che persino a me, facile agli entusiasmi, pareva una pazzia: scrivere un giallo a quattro mani utilizzando esclusivamente la posta elettronica. Lui non si scompose: avrebbe potuto lasciar perdere elegantemente (come autore io avevo pubblicato solo dei racconti) o imporre in qualche modo la sua maggiore esperienza di vita (aveva 35 anni più di me, quasi coetaneo di mio padre) e di scrittura (i suoi numerosi romanzi, i radiodrammi, i racconti, gli infiniti articoli); invece si mise in gioco come un autore alle prime armi e soprattutto instaurò con me, cosa assai rara almeno in Italia, un rapporto di assoluta parità e rispetto letterario reciproco.
In questo clima sereno e un po’ goliardico scrivemmo Il caso Degortes che ebbe la ventura di vincere il Premio Alberto Tedeschi per il miglior inedito del 2002 e di essere pubblicato sul "Giallo Mondadori".
Nel frattempo (conservo ancora l’e-mail in cui si dava allegramente del pazzo per il fatto di darmi retta) avevamo messo in cantiere il secondo romanzo e poi il terzo prima ancora di sapere se sarebbero mai stati pubblicati.
L’ho rivisto in Sardegna nell’estate del 2002 e a Courmayeur nel dicembre dello stesso anno in occasione della premiazione: e di quei giorni vissuti accanto a lui e alla sua famiglia conservo (e con me mia moglie e mia figlia che l’aveva inconsciamente scelto come suo nonno, lei che non aveva mai conosciuto i suoi) ricordi indelebili di una persona che sprizzava energia, voglia di vivere e di scrivere.
Tutto questo ora non c’è più.
Mi mancherai, Antonio.
Ciao.